UNA FESTA PER TRASMETTERE LA FEDE

2 FEBBRAIO 2013 - FESTA PATRONALE DI SAN DONATO

 

"La Chiesa è chiesa di tutti i popoli, parla in tutte le lingue, è sempre Chiesa di Pentecoste; non Chiesa di un continente, ma Chiesa universale. Per noi è veramente incoraggiante e consolante vedere lo specchio della Chiesa universale con le sue sofferenze, minacce, pericoli e gioie, esperienze  della presenza del Signore, anche in situazioni difficili..." queste parole di Benedetto XVI in occasione dell’ultimo sinodo dei vescovi sul tema della trasmissione della fede, sono attuali per la nostra festa.

La festa Patronale ci ricorda che il cielo c’è ed è già in mezzo a noi. La storia di san Donato è  storia di tante generazioni di persone che, dal 1188, tra guerre e trasformazioni culturali, hanno trasmesso la fiamma viva di una convinzione: c’è Qualcuno che ci ama come siamo, con i nostri limiti.

Proprio dalla comunità, che si ritrova attorno all’Eucaristia, emerge la forza tranquilla di una capacità sempre nuova di rinnovarsi nell’amore.

Due testimonianze apparentemente contrastanti, ma provenienti da un unico profondo desiderio: la gioia che proviene dal compiere quello che corrisponde al desiderio più autentico. La prima, viene da una giovane di 23 anni che scriveva nel suo diario come mettere le proprie capacità a servizio di altri: "Accettarti io vorrei, Signore, prima però devo sconfiggere me stessa, il mio orgoglio, le mie falsità. Non ho umiltà e non voglio riconoscerlo, mi lascio condizionare terribilmente dagli altri, ho paura di ciò che possono pensare di me. Sono incoerente, con una gran voglia di rivoluzionare il mondo, e che poi si lascia assoggettare da questo. Dio, mi sai accettare così come sono, piena di limiti, paure, speranze?".

La seconda proviene da una persona profondamente addolorata da un avvenimento che l’ha privata di alcuni beni preziosi: "Non riesco più neanche ad entrare in chiesa talmente il mio cuore è gravato da odio verso certe persone che hanno fatto il male. In che modo riuscirò a superare questa barriera che si è alzata nella mia coscienza? Ritroverò la serenità solo quando butterò fuori da me ciò che non corrisponde al mio desiderio più vero e autentico..".

Qual è il desiderio più vero? Benedetto XVI nel libro "La gioia della fede" scrive: "Agostino dice: guardando meglio, non sappiamo affatto che cosa in fondo desideriamo, che cosa vorremmo propriamente. Non conosciamo per nulla questa realtà; anche in quei momenti in cui pensiamo di toccarla non la raggiungiamo veramente. «Non sappiamo che cosa sia conveniente domandare», egli confessa con una parola di san Paolo (Rm 8,26). Ciò che sappiamo è solo che non è questo.

Tuttavia, nel non sapere sappiamo che questa realtà deve esistere. «C’è dunque in noi una, per così dire, dotta ignoranza» (docta ignorantia), egli scrive. Non sappiamo che cosa vorremmo veramente; non conosciamo questa «vera vita»; e tuttavia sappiamo, che deve esistere un qualcosa che noi non conosciamo e verso il quale ci sentiamo spinti. Penso che Agostino descriva lì in modo molto preciso e sempre valido la situazione essenziale dell’uomo, la situazione da cui provengono tutte le sue contraddizioni e le sue speranze. Desideriamo in qualche modo la vita stessa, quella vera, che non venga poi toccata neppure dalla morte; ma allo stesso tempo non conosciamo ciò verso cui ci sentiamo spinti."

La festa patronale ci riunisce per offrirci questa certezza: solo sulla Presenza viva del Signore possiamo costruire una vita capace di rispondere, con gioiosa intelligenza, alle sfide attuali.

San Donato, martire della fede, aiutaci a testimoniare le nostre convinzioni là dove siamo chiamati a vivere!